Sinergia e completezza negli integratori: due concetti diversi, entrambi necessari

Equilibrio formulativo

Quando si confrontano due integratori, una formula con molti ingredienti può sembrare automaticamente più completa. Dieci componenti sembrano meglio di cinque, trenta meglio di dieci.

Ma il metabolismo non conta gli ingredienti: li usa.

Vitamine, minerali e altre sostanze partecipano a reti di reazioni biochimiche nelle quali intervengono enzimi, substrati e cofattori. Per questo il valore di una formulazione non dipende soltanto da ciò che contiene, ma dalla logica con cui i suoi componenti sono stati scelti e associati.

È qui che diventa utile distinguere due concetti spesso sovrapposti: completezza e sinergia.

Prendiamo come esempio un’orchestra: non è migliore perché ha più strumenti. Può avere cento musicisti e continuare a suonare male se manca una sezione importante, se alcuni strumenti non sono adatti al brano o se ciascuno suona senza relazione con gli altri.

Una formulazione nutraceutica funziona, per certi aspetti, nello stesso modo.

La completezza riguarda quali elementi sono presenti rispetto alla funzione metabolica che si vuole sostenere.

La sinergia riguarda invece come quegli elementi lavorano insieme.

Sono due proprietà diverse. Ed è proprio la loro combinazione a rendere interessante una formulazione.

Completezza: avere gli elementi che servono

Per capire che cosa significa completezza bisogna partire dal metabolismo.

Le funzioni dell’organismo non dipendono da singole sostanze che agiscono in isolamento, ma da reti di reazioni biochimiche collegate tra loro.

Una rappresentazione molto semplice potrebbe essere:

A → B → C → D

Ogni passaggio avviene grazie a specifiche reazioni enzimatiche e può richiedere la presenza di determinati cofattori.

Se, per esempio, la trasformazione da B a C dipende da un micronutriente che non è sufficientemente disponibile, aumentare ciò che serve alla reazione precedente non risolve necessariamente il limite.

È qui che entra il concetto di completezza.

Una formula può contenere una quantità elevata del nutriente più noto per una determinata funzione e, allo stesso tempo, trascurare altri elementi necessari ai processi nei quali quel nutriente deve essere utilizzato.

Per questo una formulazione non è “completa” semplicemente perché contiene molti ingredienti.

È completa, semmai, rispetto a un determinato sistema metabolico, quando prende in considerazione i nutrienti e i cofattori pertinenti alle reazioni coinvolte.

La parola chiave non è quindi quantità.

È pertinenza.

I cofattori spiegano perché il nutriente principale non basta sempre

Nella comunicazione sugli integratori l’attenzione tende a concentrarsi su un protagonista: il magnesio, la vitamina D, le vitamine del gruppo B, il coenzima Q10, un determinato polifenolo.

È comprensibile: parlare di una singola sostanza è più semplice.

Il metabolismo, però, funziona diversamente.

Molte reazioni richiedono contemporaneamente enzimi, substrati, vitamine, minerali e altre molecole che partecipano al processo con ruoli differenti. Un cofattore può essere necessario perché una determinata reazione proceda; un altro nutriente può intervenire nel passaggio successivo.

Questo non significa che ogni integratore debba contenere tutto.

Significa che la completezza va progettata conoscendo la via metabolica, non contando le sostanze sull’etichetta.

La domanda utile non è quindi soltanto:

“Quanto principio attivo contiene?”

ma anche:

“Di quali altri elementi ha bisogno il metabolismo per utilizzarlo nel processo che ci interessa?”

Sinergia: quando gli ingredienti fanno più che stare nella stessa capsula

Torniamo all’esempio dell’orchestra: avere violini, fiati, percussioni e contrabbassi significa disporre degli strumenti necessari. Ma questo non dice ancora nulla su come suoneranno insieme.

La sinergia riguarda proprio questa seconda dimensione: la relazione tra i componenti.

Due nutrienti possono intervenire in passaggi diversi della stessa via metabolica, sostenere funzioni complementari o agire su meccanismi differenti che convergono sullo stesso processo fisiologico.

In questi casi esiste una ragione per associarli.

Questo è molto diverso dal riunire numerosi ingredienti soltanto perché ciascuno, preso singolarmente, possiede una letteratura interessante.

Una buona formula non dovrebbe essere una collezione di sostanze famose. Dovrebbe essere un insieme nel quale sia possibile spiegare perché proprio quei componenti sono stati associati.

Ed è qui che completezza e sinergia diventano complementari:

la completezza assicura che ci siano gli elementi pertinenti; la sinergia riguarda il modo in cui questi elementi lavorano insieme.

Lo studio di Brescia: un esempio sperimentale sulla sinergia

Un esempio interessante arriva da uno studio del 2019 condotto presso l’Università degli Studi di Brescia su un compound Meetab, composto dalle formulazioni My Total Health e My Anti Oxidant.

Nel modello cellulare utilizzato, la miscela di micronutrienti e composti bioattivi ha mostrato un effetto protettivo sui neuroni sottoposti a stress ischemico.

Il dato più interessante riguarda il confronto con i singoli componenti: i nutrienti utilizzati in combinazione hanno prodotto un effetto biologico significativo a concentrazioni molto inferiori rispetto a quelle necessarie quando venivano valutati singolarmente.

È proprio questo il concetto alla base della sinergia: la combinazione non rappresenta semplicemente la somma di più ingredienti, ma può modificare il comportamento complessivo del sistema.

Per approfondire il disegno sperimentale e i risultati dello studio: Studio dell’Università di Brescia sulla sinergia tra micronutrienti

L’importanza della forma molecolare

Avere individuato i nutrienti pertinenti e le associazioni corrette non esaurisce il lavoro formulativo.

Conta anche la forma in cui ciascun nutriente viene fornito.

La stessa vitamina o lo stesso minerale possono essere disponibili in forme molecolari differenti, con caratteristiche diverse di solubilità, stabilità, assorbimento, biodisponibilità o necessità di trasformazione prima dell’utilizzo.

Tornando all’orchestra: non basta avere lo strumento giusto. Deve anche essere accordato e adatto al brano.

Per questo la scelta della forma molecolare fa parte della stessa logica di completezza e sinergia.

Dalla somma degli ingredienti alla coerenza metabolica

A questo punto diventa più semplice capire perché più ingredienti non significa automaticamente formula più completa.

Un’etichetta molto lunga può contenere numerose sostanze interessanti senza che esista un progetto chiaro che le colleghi. Al contrario, una formula con meno componenti può essere più coerente se quei componenti sono stati scelti in relazione alle vie metaboliche, ai cofattori necessari, alle loro interazioni e alle forme molecolari utilizzate.

È questo che intendiamo per coerenza metabolica.

Significa partire dal metabolismo e costruire la formula di conseguenza: prima si individuano le vie coinvolte e gli elementi pertinenti, poi si scelgono i componenti.

Prima viene il metabolismo, poi viene la formula.

È un criterio che cambia anche il modo di valutare un integratore.

L’approccio formulativo Meetab

È a partire da questa logica che Meetab sviluppa le proprie formulazioni nutraceutiche.

L’esperienza maturata attraverso oltre 60.000 analisi metabolomiche ha contribuito a consolidare un approccio che considera il metabolismo come una rete di processi interdipendenti, valutando insieme nutrienti, cofattori e vie metaboliche.

Da questa impostazione derivano alcuni criteri formulativi: considerare la completezza dei cofattori, scegliere associazioni coerenti, valutare le forme molecolari e la qualità delle materie prime.

È in questo contesto che nasce il concetto di integratore metabolomico: una formulazione costruita considerando non solo i singoli ingredienti, ma anche le loro relazioni all’interno del metabolismo.

Loris Zoppelletto

Dietro La Pastiglia

Il manuale per professionisti della salute che vogliono capire cosa rende un integratore davvero efficace.

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